Consulente indipendente · Temporary & Fractional ManagerOrganizational design · processi e cambiamento

Marco Mercuri

Riorganizzo le imprese insieme a chi le governa ogni giorno.

Non porto un'organizzazione ideale da adottare. Lavoro con i responsabili dei processi perché mettano per iscritto come governano il proprio processo: di che cosa rispondono, come decidono, come misurano, che cosa si aspettano da chi sta a monte e che cosa garantiscono a chi sta a valle.

Scrivendolo vengono fuori le responsabilità che nessuno copre, le decisioni senza un titolare, i passaggi tra funzioni mai concordati. Da lì si negoziano gli accordi tra processi e si ripensano ruoli, deleghe, competenze e organigramma, insieme alle persone che dovranno farli funzionare. Il metodo che ho sviluppato si chiama PRESIDIO.

10+ anniin organizational design, gestione dei processi, change management e compliance
18 mesicome Temporary Manager · Chief Operating Officer (COO): cinque uffici, oltre 20 persone
PRESIDIOmetodo originale di organizational design, aperto e applicato sul campo
Co-founderdi Pasitea S.r.l., startup innovativa deep-tech: l'impresa vista da dentro

Il contesto

Le organizzazioni, come le persone, possono funzionare a lungo senza conoscersi davvero.

Una parte importante di come funziona un'azienda vive nella testa di chi ha esperienza, negli accordi che nessuno ha messo per iscritto, nelle abitudini di chi non si è mai fermato a spiegarle. Per molto tempo è anche efficiente: formalizzare costa, e finché le persone si parlano ogni giorno il coordinamento informale funziona meglio di qualsiasi procedura. Il conto arriva dopo, quando l'azienda cresce o cambiano le persone.

  • Quando una persona chiave manca, qualcosa si ferma e nessuno sa esattamente da dove ripartire.
  • Quando arriva qualcuno di nuovo, trova procedure ma non trova scritto di cosa risponde.
  • Quando due funzioni discutono, discutono spesso della stessa cosa: tempi, qualità o formato di ciò che si passano.
  • Quando qualcosa si perde tra un ufficio e l'altro, l'organigramma non dice di chi fosse: il problema è caduto nello spazio bianco tra le caselle.
  • Quando si introduce un sistema, si scopre che il processo da digitalizzare non era chiaro nemmeno a chi lo faceva.
  • Passaggio generazionaleQuello che il fondatore sa va reso trasferibile finché c'è il tempo di farlo con lui, non dopo.
  • Crescita accelerataIl coordinamento informale non regge più. Serve più struttura, senza cadere nella burocrazia.
  • Dopo una fusione o un'acquisizioneDue organizzazioni devono lavorare insieme, e prima devono capire come ciascuna è governata davvero.
  • Trasformazione digitaleNon si digitalizza ciò che non si conosce. Prima i processi, poi i sistemi.
  • Crisi o ristrutturazioneServe chiarezza in tempi brevi su chi governa che cosa e su come si misura il cambiamento.

Crescendo, un'azienda moltiplica gli scambi interni più in fretta di quanto metta per iscritto chi ne risponde: il coordinamento spontaneo, che funziona benissimo quando si è in pochi, oltre una certa soglia non regge. E ciò che resta implicito non si può misurare, trasferire né mettere in discussione.

L'approccio

Ogni responsabile dichiara come governa il suo processo. Da lì si riprogetta il resto.

Il lavoro si fa in sessione, non per email. Ogni responsabile dichiara formalmente di che cosa risponde, con quali regole decide, che cosa riceve e che cosa consegna, come misura i risultati, e chiude la scheda con la firma. Le schede di processi vicini si confrontano tra loro: dove non tornano — due responsabili per la stessa decisione, un output che nessuno a valle si aspetta, un compito che nessuno dichiara — c'è la base per rimettere in discussione ruoli, deleghe, competenze e organigramma. Il metodo si chiama PRESIDIO ed è documentato in ogni suo passaggio.

Prima fase Dichiarazione

La direzione dichiara obiettivi e priorità, e si scelgono pochi processi che contano davvero. Poi ogni responsabile costruisce la propria scheda in una sessione condotta. Chi fatica a dichiarare come governa il proprio processo sta già indicando dove intervenire.

Seconda fase Negoziazione

Ciò che un processo dichiara di consegnare si confronta con ciò che il processo a valle si aspetta di ricevere, su tempestività, qualità e formato. Gli accordi taciti diventano accordi scritti, negoziati tra pari. È la fase che produce i cambiamenti più rapidi e visibili.

Terza fase Struttura e presidio

Con le schede in mano si rileggono struttura, ruoli, deleghe, competenze e criteri di valutazione. Le decisioni difficili arrivano qui, sostenute da ciò che le persone hanno scritto. Poi si fissano i cicli di revisione, e il metodo resta all'azienda.

SMP-MP2-03 · Conferma ordini clienteProcesso · v1.0 · Approvato
Responsabile
Nome e ruolo — non un ufficio
Responsabilità
Garantire che ogni ordine riceva una data di consegna realistica, comunicata al cliente entro 24 ore
Input
Ordine del cliente da Vendite · completo di codici, quantità e data richiesta · disponibilità da Pianificazione, aggiornata ogni mattina
Output
Conferma al cliente e a Magazzino · entro 24 ore dall'ordine, con data promessa, nel gestionale
Regola
Merce disponibile solo in parte → consegna parziale solo con l'assenso del cliente; ritardo oltre 5 giorni → decide la direzione commerciale
Indicatori
Consegne alla data promessa > 95% · date promesse entro la data richiesta > 85% — il secondo impedisce di centrare il primo promettendo tardi
Rischio → controllo
Disponibilità non aggiornata → riconciliazione giornaliera con il magazzino prima delle conferme
Firma del responsabile · sezione 10
impegno
dichiarato

«Sto descrivendo cosa faccio, o sto descrivendo di cosa rispondo?»La domanda che ogni responsabile si trova davanti in sessione. Da come risponde si capisce quanto quel processo sia governato davvero.

I risultati

Una rappresentazione condivisa e verificabile di come l'azienda funziona davvero.

Responsabilità dichiarate, non presunte

Ogni processo su cui si è lavorato ha un responsabile nominato che ha dichiarato, per iscritto e con firma, di cosa risponde, con quali regole decide e come misura i risultati.

Accordi espliciti tra processi

I passaggi da una funzione all'altra hanno tempi, requisiti di qualità e formati negoziati tra pari e convalidati dalla direzione. Le discussioni non spariscono, ma c'è un riferimento comune a cui tornare.

Conoscenza meno legata alle singole persone

Ciò che oggi vive nella testa di poche persone chiave diventa patrimonio dell'azienda: si può trasmettere a chi arriva e aggiornare quando qualcosa cambia.

Una struttura ripensata, non ritoccata

Il lavoro sui processi fa emergere processi che nessuna funzione governava, ruoli mancanti, deleghe che non corrispondono alle decisioni prese davvero, indicatori scollegati dalle valutazioni. Si affrontano con dati, non con impressioni, e da lì si ridisegnano organigramma, matrici delle responsabilità e delle competenze, sistema di obiettivi.

E si misura: a che punto è ogni processo

Ogni processo su cui si lavora viene collocato su una scala di maturità, e riposizionato a ogni ciclo di revisione. Serve a due cose: dire con precisione dove si è, e rendere visibile il movimento a chi ha investito nel percorso. Aprite un livello per vedere come si riconosce, o provate a collocare un vostro processo.

Collocate un vostro processo

Pensate a un processo che conoscete bene e rispondete con onestà. I livelli sono cumulativi: ci si ferma alla prima risposta negativa.

La scala misura il governo del processo, non la sua qualità operativa: un processo può funzionare bene ed essere al livello 1, se tutto dipende da una persona.

La differenza

Tre cose che un progetto di riorganizzazione consegnato dall'esterno non produce

Consulenza organizzativa classica, mappature per la qualità, change management, digitalizzazione dei processi: sono approcci legittimi e in molti casi necessari. Anche gli strumenti sono in gran parte gli stessi: interviste, mappe, indicatori. La differenza sta in chi scrive il documento e in che cosa quel documento diventa. Di solito è un'analisi preparata da qualcuno di esterno, che l'azienda deve poi fare propria; qui è un impegno scritto e firmato da chi il processo lo governa. Il confronto completo, approccio per approccio.

Il percorso è già il cambiamento

Analizzare e mettere in pratica non sono due fasi separate. Chi scrive e firma la propria scheda guarda già in modo diverso il proprio lavoro: ha capito di che cosa risponde, ha negoziato con chi sta a monte e a valle, si è impegnato su come verrà misurato. Il documento non è un'analisi da far accettare, ma un impegno preso in prima persona.

La difficoltà di dichiarare è il dato

Non serve una diagnosi esterna preliminare per capire dove l'azienda è fragile: chi non riesce a dichiarare come governa il proprio processo sta indicando il punto su cui lavorare, e la resistenza che incontro in sessione è un'informazione, non un intralcio. Anche le domande scomode, come «chi governa davvero questo processo?», nascono da ciò che le persone hanno scritto, non da un mio giudizio.

Il metodo resta in azienda

Per costruire il nuovo assetto di solito serve una guida esterna; per mantenerlo, molto meno. Le schede sono fatte per essere aggiornate dai responsabili quando cambia un ruolo, un sistema o un obiettivo: così il lavoro non si perde quando il consulente se ne va.

Quando non è lo strumento giusto

Se l'obiettivo è addestrare chi esegue, con istruzioni passo per passo, serve una procedura, non una dichiarazione di governo. Se il problema è una competenza tecnica che in azienda manca, o un posizionamento di mercato che non regge, nessuna chiarezza organizzativa lo risolve. E se la direzione non è disposta a leggere ciò che emerge, comprese le risposte scomode su chi governa davvero, il percorso non può partire. Quando è così, lo dico già nella prima call.

Gli strumenti

Il metodo è aperto. Gli strumenti si scaricano e si usano, anche senza di me.

PRESIDIO è un metodo originale di cui resto autore e titolare, distribuito con licenza Creative Commons BY-NC 4.0: un'azienda può prendere gli strumenti e usarli al proprio interno, liberamente, citando l'autore. Non è una versione ridotta né un assaggio: sono gli stessi strumenti che uso nei progetti, guida alla facilitazione compresa. Ciò che un professionista porta non è il possesso di un documento, ma il giudizio con cui conduce le sessioni: e quello non si scarica.

Libero Uso interno

Compilare, adattare e far circolare gli strumenti dentro la propria organizzazione, per iniziativa della direzione, dell'area organizzazione e processi o delle risorse umane.

Su licenza Uso commerciale

Consulenza, formazione o servizi a pagamento verso terzi basati su questi materiali richiedono una licenza separata. Non è un divieto: basta parlarne.

In cambio Solo l'attribuzione

Citare l'autore e il nome del metodo, come indicato in ogni documento. Nient'altro: nessuna registrazione, nessuna comunicazione preventiva, nessun contatto obbligatorio.

Contatti

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Trenta minuti, senza impegno. Usciremo dalla call sapendo se ha senso lavorare insieme e da dove conviene partire.

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Cosa scrivermi

Bastano poche righe: chi siete, cioè azienda e ruolo; in che fase vi trovate, per esempio un passaggio generazionale, una crescita rapida, una fusione o una trasformazione digitale; e che cosa si inceppa. Rispondo entro due giorni lavorativi per fissare la call.